Omicidio Pasolini, riaperto il caso dopo oltre 50 anni: "Nuove prove sulla notte dell'idroscalo"

Scritto il 02/11/2026
da agi

AGI - Era la notte tra l'1 e il 2 novembre del 1975 quando il corpo del giornalista, regista e scrittore Pier Paolo Pasolini fu ritrovato all'idroscalo di Ostia. Per quell'omicidio il tribunale di Roma (sezione dei minorenni) condannò nel 1976 in primo grado Pino Pelosi a dieci anni di reclusione, poi la sentenza fu confermata in appello e divenne definitiva nel 1979.

A metà degli anni '90 e poi nel 2005 durante la trasmissione televisiva Rai "Ombre sul giallo", Pelosi ritrattò più volte la sua confessione, affermando di non aver partecipato in prima persona all'aggressione del regista, ma che invece sarebbe stata effettuata da tre persone con accento siciliano che si sarebbero accanite con bastoni e catene contro Pasolini.

Fu allora che l'avvocato di parte civile, Nino Marazzita, chiese per la prima volta la riapertura del caso alla procura di Roma, che però fu subito archiviato.

Le nindagini sull'omicidio Pasolini

Nel cinquantunesimo anniversario della morte, oggi, la procura di Roma ha riaperto le indagini e il fascicolo è affidato al pm Silvia Santucci. La svolta è arrivata grazie all'avvocato Stefano Maccioni, che assiste nel procedimento uno dei cugini della vittima, Guido Mazzon, e l'Ordine dei giornalisti del Lazio.

Il legale già nel marzo del 2009 aveva chiesto la riapertura delle indagini, in particolare che si procedesse a effettuare le necessarie indagini scientifiche sui reperti custoditi all'interno del museo criminologico di Roma. Il nuovo fascicolo di indagine in un primo momento venne affidato alla magistrata Diana De Martino.

Per cinque anni il magistrato della procura di Roma, Francesco Minisci, svolse nuove indagini ma poi nel 2015 chiese l'archiviazione che fu disposta dalla gip del tribunale, Maria Agrimi.

L'avvocato Maccioni: "Pelosi non era da solo"

"Non nascondo la mia emozione e soddisfazione per la decisione assunta dalla procura della Repubblica di Roma di svolgere nuove indagini, come evidenziato ormai da quasi 18 anni la verità giudiziaria che attribuiva la responsabilità esclusiva a Giuseppe Pelosi è stata spazzata via nel corso di questi anni in particolare dai risultati delle prove scientifiche da noi richieste", ha commentato l'avvocato Stefano Maccioni.

Dopo l'ordinanza di archiviazione, infatti, il legale ha svolto una instancabile attività non solo a livello giudiziario ma anche politico, chiedendo più volte l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta, istanza raccolta dai parlamentari Serena Pellegrino e Paolo Bolognesi che avevano presentato anche due progetti di legge. Anche la senatrice Ilaria Cucchi aveva avanzato una richiesta per una Commissione parlamentare d'inchiesta al Senato, ma senza ottenere il risultato sperato.

"L'istanza presentata nel mese di novembre 2025 segnalava nuovi elementi emersi anche dalla visione delle immagini fornite dalla Rai del telegiornale dell'epoca, ma soprattutto fondata sulla elaborazione dei dati finora raccolti che devono necessariamente essere letti unitariamente e che conducono a un'unica conclusione: Giuseppe Pelosi non era con certezza da solo la sera dell'omicidio quindi è fondamentale accertare chi fosse con lui quella sera", ha aggiunto l'avvocato.

Un nuovo testimone mai ascoltato prima

Nel frattempo, a quanto si apprende, c'è un nuovo testimone, mai ascoltato prima, che potrebbe aiutare a fare luce sulla morte dello scrittore Pier Paolo Pasolini, ucciso all'idroscalo di Ostia il 2 novembre del 1975. È questo uno degli elementi al vaglio della procura di Roma che ha aperto una nuova indagine sull'omicidio del regista.