AGI - Negli atti frutto del lavoro dei carabinieri e della Procura di Pavia viene esplicitato il movente che avrebbe portato Andrea Sempio a uccidere Chiara Poggi. "In quei video intimi, espliciti, tra Alberto Stasi e Chiara Poggi, è verosimile si inneschi il movente del delitto: l'infatuazione, la probabile prospettiva sessuale proiettata su Chiara nell'assunto che il girato rappresentasse esso stesso la prova della disinibizione, l'approccio approfittando dell'assenza di Marco e del fatto che la ragazza in quei giorni di agosto fosse sola a casa, il rifiuto, il tentativo di presenza, la reazione di Chiara e la furia omicida per un effetto domino".
Le prove informatiche e l'accesso al pc di Chiara
La ricostruzione di questo movente, riconoscono gli investigatori, "porta inevitabilmente in sé una quota di suggestione, ma al tempo stesso è fortemente sorretto da una serie di dati oggettivi di cui la conversazione intercettata il 14 aprile 2025 rappresenta l'apice, e di elementi soggettivi che riguardano il suo rapporto con la sessualità.
In questo quadro, ritornando ai filmati, e' importante definirne il contesto. L'analisi della copia forense del pc di Chiara Poggi ha restituito ulteriori elementi come sottolineato dalla consulenza informatica. Fermo restando che parte di quei video era sulla Pendrive 2GB di Chiara almeno fino al primo luglio 2007 e considerando che, a quanto pare, vi poteva essere a casa di Chiara un cd contenente almeno un altro video della coppia, e' documentato che nella cartella privata di Chiara il video '1 Maggio' era accessibile e visibile e che Sempio aveva avuto accesso a quel pc quantomeno alla data del 20 luglio 2007, e non per giocare ai videogame".
L'intercettazione e il riferimento alla pen-drive
E sempre in questa ricostruzione "ultimo e non importanza è doveroso sottolineare che il riferimento fatto da Sempio nel corso dell'intercettazione 'dentro la penna' è suggestivo ma indicativo e ancorato a un dato oggettivo: sulla pen-drive di Chiara Poggi c'erano i filmati della coppia".
Il soliloquio Sempio,avviso garanzia, che vogliono questi?
"Porca puttana, che vogliono questi...avviso di garanzia". E' il pomeriggio del 26 febbraio 2025 e va in scena un soliloquio di Andrea Sempio a bordo della sua Fiat Panda secondo quanto riportato nell'informativa dei carabinieri di Milano agli atti dell'inchiesta in cui è indagato per l'omicidio di Chiara Poggi. Le frasi captate vengono riferite alla sua "iniziale reazione quando venne contattato dai carabinieri di Voghera per una notifica". "Porca puttana ancora con questa storia...""Ancora sta storia...Quindi cosa mi devo aspettare ora?" dice Sempio "sbuffando". E sembra imbastire un dialogo immaginario con i carabinieri: "Stia tranquillo, non è che la portiamo via. Ci credo molto poco!".
Chiara morta tra le 7 e le 12.30
Le "conclusioni" della relazione medico legale di Cristina Cattaneo "forniscono una finestra temporale" per la morte di Chiara Poggi "tra le 7 e le 12.30" del 13 agosto 2007, date "le evidenze scientifiche più solide". Questi esiti vanno correlati tuttavia col dato del disinserimento dell'allarme di casa da parte della vittima alle 9.12. In un'annotazione dei carabinieri, si legge che sulla base degli "approfondimenti" dell'anatomopatologa, ci sarebbero due "fasce orarie" in cui Andrea Sempio potrebbe aver commesso l'omicidio: tra le 9.12 e le 9.58, quando l'indagato chiama un amico e tra le 9.58 e le 11.25, quando viene chiamato dai genitori.
Sempio: "mamma in panico" per indagine
"Stasi ha chiesto riapertura". "Mamma in panico per cosa Stasi". Sono due appunti del 2020 in un'agendina sequestrata dai carabinieri in cui Andrea Sempio sembra commentare la richiesta di revisione da parte di Alberto Stasi della sentenza di condanna a 16 anni di carcere per l'omicidio di Chiara Poggi. Sempio pare quindi mettere in relazione questa notizia con la preoccupazione della madre. L'indagine dell'epoca venne poi archiviata.
La "suggestione" della colpevolezza di Stasi
Per i carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano la colpevolezza di Alberto Stasi rappresentò una "suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente in 18 anni". E' quanto si legge negli atti dell'indagine. "Appare francamente difficile percorrere con logica il filo di una suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente in 18 anni. Tutti gli elementi, o presunti tali, di questa vicenda sono contraddittori".
Gli investigatori entrano nel dettaglio utilizzando parole molto dure per le ricostruzioni e le modalità d'indagine di chi ha indagato in precedenza: "Alla base vi è la convinzione che Stasi, con la complicità più o meno consapevole di altri soggetti, anche inquirenti, abbia consapevolmente nascosto la bicicletta nera con cui aveva raggiunto via Pascoli ammazzando la propria fidanzata: bicicletta, poi, sottratta agli inquirenti e rinvenuta soltanto a distanza di anni. Tuttavia, anche ammettendo che un assassino così freddo e calcolatore avesse commesso una superficialità degna di personaggi fumettistici, e cioè quella di non far sparire definitivamente quella bicicletta disfacendosene completamente, ci sono altri elementi francamente incomprensibili. A partire proprio dalla bici Holland sequestrata nel 2014: bicicletta totalmente diversa da quella descritta con estrema precisione dalla teste Bermani (la vicina di casa dei Poggi) che in questa lunga vicenda giudiziaria, si è dimostrata l'unica testimone totalmente attendibile".
La bicicletta Holland, a meno di ammettere che la Bermani abbia sostenuto il falso, è la tesi dei carabinieri, "non era quella presente la mattina del 13 agosto in via Pascoli. Ma anche, come mero esercizio di stile, ammettendo che quella potesse essere la bicicletta utilizzata dallo Stasi assassino, è impossibile spiegare un atto più illogico e incongruente dello scambio dei pedali. Perché seguendo questa ipotesi, si deve necessariamente percorrere il tracciato dello Stasi freddo calcolatore che elimina ogni traccia possa ricondurre a sé: ma allora, qual è il motivo per il quale non far sparire completamente la bicicletta Holland? Questa è una domanda a cui non è possibile fornire una risposta logica. E se non è possibile farlo su questo punto, è ancora più paradossale affrontare il tema dello scambio dei pedali: far sparire una bicicletta perché utilizzata per un delitto, ma impiegare del tempo per smontare i pedali e rimontarli sulla bicicletta che verrà data in pasto agli inquirenti. E' una suggestione impercorribile per una polizia giudiziaria che si ebbe muovere nell'esatto tracciato del diritto".
E fine, osservano gli investigatori, "almeno nelle prime fasi, certamente Stasi non poteva avere piena consapevolezza di quali e quante fossero le testimonianze raccolte dai Carabinieri, quindi avrebbe avuto senso agire tentando di eliminare ogni oggetto che potesse ricondurlo alla scena del crimine, che fosse bicicletta o pedali!".
Legali Poggi, carabinieri influenzati da contesti non trasparenti
Arriva una nota molto dura degli avvocati Francesco Compagna e Gian Luigi Tizzoni dopo la chiusura dell'indagine che attaccano anche le modalità d'indagine dei i carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano di via Moscova. "Prendiamo atto del fatto che la Procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre a intercettazioni i familiari della vittima, la cui incredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente a un processo penale conclusosi con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi consacrata dalla Suprema Corte di Cassazione e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio. Rileviamo inoltre che in questi giorni vengono impropriamente diffusi anche gli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento - si legge nel comunicato -. Per rispetto istituzionale abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai Carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti "giornalistici", concentrando la nostra attenzione sui dati oggettivi riguardanti l'omicidio di Chiara e interloquendo invece formalmente con la Procura Generale di Milano per i profili di sua competenza. Anche a fronte delle continue aggressioni che si susseguono da oltre un anno nei loro confronti e della loro enorme amarezza per quanto sta avvenendo, Giuseppe, Rita e Marco intendono continuare a mantenere un atteggiamento rispettoso, evitando qualsiasi esternazione sul tema, nella convinzione che in uno Stato di diritto gli accertamenti processuali debbano avvenire nelle sedi a ciò preposte e nel rigoroso rispetto delle norme di riferimento".
Negli atti "sogni di Sempio" e ricerche violenze donne
"I sogni di Sempio" si intitola così uno dei 'capitoli' nel resoconto delle indagini della Procura di Pavia e dei carabinieri di Milano che accusano Andrea Sempio di avere ucciso Chiara Poggi a Garlasco il 13 agosto del 2007. Agli dell'inchiesta ci sono i sogni di Sempio come lui li ha trascritti nelle agende che gli hanno sequestrato. "Sempio sogna che accoltella delle persone" (senza data), "Sempio sogna una bionda che usa il taser di lui ma lui le salta addosso e le apre la faccia" (18 ottobre 2020), e poi ancora Sempio che sogna di stuprare una ragazza e che sogna un altro accoltellamento. Largo spazio viene dato dagli investigatori alle ricerche sul web di Sempio. In questo contesto viene valorizzata la ricerca di una pittura rurale nelle grotte di Altamira che trova in google digitando "altamira painting hands".
La polizia giudiziaria ha l'obbligo di basarsi sugli elementi oggettivi - si legge negli atti -. Ma è altrettanto indubbio che quegli elementi per essere tali hanno la necessità di essere collocati in un insieme organico di eventi e comportamenti. La pittura rupestre pubblicata da Sempio è nota non certo per l'immagine sacrificale, quanto appunto per l'inquietante insieme di mani che nell'impatto visivo appaiono mani insanguinate in contrasto. Quello che è certo, è che l'assassino di Chiara Poggi si sia sporcato le mani con il sangue della vittima. Così come altrettanto evidente è che uno degli elementi più dibattuti nel corso del processo di rinvio a carico di Stasi fosse stato appunto il dna sulle unghie di Chiara. Che il riferimento di quella ricerca fosse ad Alberto Stasi o, come altrettanto ipotizzabile, possa essere stata una beffarda azione riferita a se stesso come autore mai emerso dalle indagini, rientra nel campo delle valutazioni a cui gli investigatori devono sottrarsi. Eppure, allo stesso tempo, quegli stessi investigatori hanno l'obbligo di rappresentare ogni elemento, anche quello al limite della suggestione, all'Autorita' Giudiziaria che ha, invece, il compito di delimitare il campo dei fatti reato. Numerose sono, inoltre, le navigazioni internet da parte di Sempio che palesano un suo interesse per il satanismo, gli omicidi, gli assassini, i predatori sessuali, la violenza sulle donne, i cadaveri e la decapitazione, l'esame autoptico e i fenomeni cadaverici. A questo punto, a rinforzare l'interesse sul tema predatori sessuali, è opportuno riportare il contenuto di un documento word dal titolo 'genesi dell'aggressione predatoria'".