Stragi di mafia, l’ex compagna di Lo Cicero in aula: "Incontri con Delle Chiaie e botte"

Scritto il 15/06/2026
da agi

AGI - Dagli incontri con Stefano Delle Chiaie alle botte ricevute dal collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero. È stato un lungo e articolato esame dinnanzi al tribunale di Caltanissetta per Maria Romeo, l'ex compagna di Lo Cicero finita sotto processo per false dichiarazioni ai pm che indagano sulle stragi di Capaci e via D'Amelio.

La donna ha raccontato quegli anni che vanno dal 1988 fino al 1996 quando chiuse la relazione con Lo Cicero. Al collegio (presidente Francesco D'Arrigo) ha raccontato di aver incontrato Delle Chiaie una prima volta nel 1988 e poi qualche settimana prima della strage di Capaci. "In quell'occasione - ha detto - appena sono tornata a casa e ho raccontato ad Alberto che mio fratello Domenico era a casa di mia madre con Delle Chiaie mi sono beccata anche le botte e mi impedì di andare da mia madre".

Le incongruenze temporali e il rapporto con lo Stato

Racconti e aneddoti, alcuni confermati con degli scatti fotografici altri non focalizzati nel tempo. Come nel caso del primo incontro con Delle Chiaie. A evidenziarlo è stato l'aggiunto Pasquale Pacifico ricordando alla donna che in quel periodo indicato il terrorista si trovava in carcere. "Io avevo la bambina piccola - ha detto la donna - e ricordo quegli anni".

Sarebbe stata Maria Romeo a raccontare ai carabinieri, all'inizio del 1992, i racconti del compagno Lo Cicero che subito dopo la strage di via D'Amelio, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta, è entrato ufficialmente nel programma di protezione. "Io raccontavo tutte cose a Giustini o al maresciallo Coscia. Credevo nello Stato così ho consegnato Alberto. Io volevo indossare la divisa quando ero bambina. Oggi non so se rifarei questa scelta", è stato l'amaro sfogo della donna. Prima le confidenze, poi le ambientali piazzate in casa per ascoltare le conversazioni tra la Romeo e Lo Cicero, poi il salto della collaborazione "ma c'era chi diceva che Lo Cicero raccontava cose non vere", ha ribadito la donna in aula.

I verbali, l'incontro con Riina e i sospetti sull'esplosivo

Vecchi episodi che la donna ha ripercorso prima alla procura generale di Palermo e poi davanti ai pm di Caltanissetta ma nei suoi racconti sono state riscontrate delle "falle". "Quando sono stata interrogata - ha raccontato Maria Romeo davanti al collegio - mi avevano strappato dalle braccia mia nipote e per me è stato un momento davvero particolare della mia vita. Lo dissi subito che mi sarei potuta sbagliare". Dai verbali alla deposizione altre versioni.

"Io ho incontrato Salvatore Riina - ha detto - alla cresima del figlio di Mariano Tullio Troja. O meglio non lo avevo riconosciuto, mi sembrava un pecoraio. Poi quando l'ho visto in tv per il suo arresto l'ho collegato". In quell'occasione secondo il racconto della donna il boss di Corleone si è avvicinato al "Mussolini", così veniva chiamato Tullio Troja, e "ha fatto il gesto di baciargli la mano". Ha riferito anche che Lo Cicero fece giuramento per Cosa nostra in carcere alla presenza di Ruggero Vernengo. E ripercorrendo il periodo antecedente la strage di Capaci, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone la moglie e gli agenti di scorta, la donna ha detto: "Mariano Tullio Troja ha chiamato Alberto che gli doveva parlare. Lo ha accompagnato in una cava dove c'era anche Stefano Delle Chiaie e Sergio Sacco. L'indomani Lo Cicero le ha detto: "La cambiale mi è scaduta, stanno preparando un attentato per me ed è arrivato l'esplosivo". E questo racconto - a dire della Romeo - fu anche detto ai carabinieri. Evidentemente l'obiettivo non doveva essere Lo Cicero.

Le tappe successive alle stragi e il rischio di calunnia

All'indomani del 23 maggio del 1992 la donna chiamò Giustini: "Ma se ce li avevate sotto controllo come hanno potuto fare tutto questo". Poi l'incontro "a fine maggio" tra Lo Cicero e Paolo Borsellino. "Ricordo che Alberto per ore è stato dentro una stanza, poi uscì con Borsellino che mi fece i complimenti". A verbale, invece, aveva dato tutt'altra versione. Così come tutt'altro racconto è stato fornito in aula rispetto al rapporto con il carabiniere Walter Giustini. Il difensore del militare in pensione, Sonia Battagliese, ha comunicato al collegio che si riserva di presentare denuncia per le dichiarazioni calunniose nei confronti del suo assistito che nello stesso procedimento è accusato di depistaggio.