AGI - E' stato un 25 aprile mesto per la città di Catanzaro, con l'abbraccio ideale ad Anna Democrito e ai suoi figlioletti Nicola e Giuseppe, vittime della sconvolgente tragedia dei giorni scorsi, e la speranza per Maria Luce, la bimba sopravvissuta ricoverata al Gaslini di Genova in gravi condizioni.
Nella tradizionale cerimonia per la Liberazione la sottolineatura dei valori insiti nella giornata si è intrecciata con il dolore composto della comunità, che oggi ha vissuto il lutto cittadino in occasione dei funerali delle vittime celebrati nel pomeriggio.
A rendere questo contesto il prefetto Castrese De Rosa, che ha presieduto la cerimonia per la Liberazione davanti al Monumento ai Caduti alla presenza delle massime autorità civili, militari e religiose: dopo l'alzabandiera è stato osservato anche un minuto di silenzio e raccoglimento per Anna Democrito e i figlioletti.
"Quest'anno - ha detto De Rosa - la nostra comunità è particolarmente colpita, il nostro primo pensiero va ai familiari e ai due bambini scomparsi, insieme a un appello alla speranza per Maria Luce, affinchè possa farcela. Questo dà un senso particolare a questa giornata, che è una giornata straordinaria per la nostra Repubblica: i valori nati dalla Resistenza sono alla base della nostra Costituzione e rappresentano il punto da cui ripartire per costruire un Paese migliore. E' fondamentale trasmettere questi principi alle giovani generazioni, affinchè possano coltivare ideali di pace in un mondo ancora segnato da troppi conflitti. Il 25 aprile deve essere la festa di tutti, un momento di unità che - ha concluso il prefetto di Catanzaro - non divide ma unisce, nel segno dei valori su cui è stato costruito il nostro Paese".
Poi, come detto, nel pomeriggio c'è stato l'abbraccio di tutta la città ad accompagnare l'addio ad Anna e ai figlioletti. In un clima di profonda commozione si sono svolti i funerali delle tre vittime, ai quali ha partecipato anche il marito e papà Francesco Trombetta, rientrato da Genova, dov'è ricoverata la terza figlioletta, Mara Luce, che lotta tra la vita e la morte all'ospedale Gaslini. Struggente il dolore di Francesco, che per tutto il tempo della liturgia è rimasto in ginocchio o comunque accanto ai feretri in una celebrazione che ha radunato moltissima gente in una Basilica dell'Immacolata raramente così piena.
Sui primi banchi della Basilica i volti segnati dalla sofferenza dei parenti più stretti, nonna e zii, e poi gli amici e i conoscenti del quartiere di viale De Filippis che fin dal primo momento ha fatto sentire il proprio amore alla famiglia. Non formale ma molto struggente anche la presenza delle istituzioni, a partire dal sindaco Nicola Fiorita e dal prefetto Castrese De Rosa, che al loro arrivo hanno abbracciato Francesco e i familiari.
Le parole dell'arcivescovo
Per tutti le parole di conforto di monsignor Claudio Maniago, l'arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, che ha celebrato le esequie.
"Sappiamo bene - ha detto nell'omelia monsignor Maniago - che la morte delle persone che amiamo produce una ferita incancellabile nel cuore e quindi immaginiamo le ferite che state soffrendo in questo momento. Vorremmo esservi così vicini, con la preghiera e l'affetto, da lenire almeno un poco la vostra sofferenza. Vorremmo che non vi sentiste soli nel vostro dolore, ma sapeste che la comunità cristiana vi è vicina, che la città vi è vicina, che tante persone di questo nostro paese condividono il vostro dolore e vi sono vicine. Il ricordo dei vostri cari defunti vi spinga ad amarvi ancora di più, a rinnovare la fede in Dio e la speranza nella vita".
Un monito alla comunità
L'ultimo messaggio di monsignor Maniago è stato anche un monito: "Queste bare questa sera ci chiedono un rispettoso silenzio di fronte a una tragedia assoluta, ma al tempo stesso ci chiedono di non lasciar passare invano questo dolore, ma di trasformarlo in una attenzione più concreta e una maggiore cura reciproca, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nella nostra società; ci domandano - ha concluso l'arcivescovo di Catanzaro - di fermarci a guardare meglio le nostre fragilità, i nostri figli, i nostri anziani, ma anche i nostri amici, i nostri vicini, cercando di costruire insieme una società più accogliente, dove sia sempre più difficile sentirsi soli".

