In corsia a Milano arriva Alter‑Ego: il robot che supporta i pazienti di SLA

Scritto il 19/06/2026
da agi

AGI - Un robot alto appena un metro e venti, dotato di sopracciglia espressive e progettato per interagire in modo naturale con i pazienti, è al centro di una sperimentazione avviata all’ospedale Maugeri di Milano. Si chiama “Alter‑Ego” ed è pensato per svolgere compiti di base, alleggerire il carico di lavoro del personale sanitario e facilitare l’assistenza quotidiana, soprattutto nei reparti dove la fragilità dei pazienti richiede una presenza costante.

Il robot può sostituire temporaneamente un medico collegato da remoto, consegnare una bottiglia d’acqua, accompagnare un paziente a una visita o raccogliere informazioni sul suo stato di salute. Sul petto porta uno schermo che visualizza parametri e dati clinici in tempo reale, inviati direttamente agli infermieri del reparto.

Durante una delle sessioni di test, Daniel Senna, 31 anni, paziente affetto da sclerosi laterale amiotrofica, comunica il proprio livello di dolore attraverso lo schermo del robot. “Ciao Dani. Come stai? Hai bisogno di qualcosa?”, gli chiede Alter‑Ego con una voce calma e modulata, mentre i dati vengono immediatamente trasmessi al personale sanitario. Senna, costretto su una sedia a rotelle, interagisce con naturalezza con il dispositivo, che si muove accanto a lui con gesti fluidi e non invasivi.

La sperimentazione è iniziata ad aprile nel reparto dedicato ai pazienti con SLA, una delle malattie neurodegenerative più complesse da gestire dal punto di vista assistenziale. Proprio per questo, l’introduzione di un robot aveva inizialmente suscitato qualche timore tra i medici. “All’inizio temevamo che il paziente potesse avere una reazione negativa”, spiega Christian Lunetta, direttore del reparto di riabilitazione neuromotoria. “Ma siamo rimasti molto soddisfatti: il robot è stato progettato per suscitare curiosità e i suoi movimenti, o almeno le sue funzioni, suggeriscono un’ampia gamma di potenziali utilizzi”.

Alter‑Ego non sostituisce il personale, ma lo affianca, liberando tempo prezioso per attività cliniche più complesse e migliorando la qualità dell’interazione con i pazienti. La sua presenza, rassicurante e non intrusiva, sembra favorire un clima di fiducia e ridurre l’ansia legata alle procedure mediche.

La sperimentazione proseguirà nei prossimi mesi per valutare l’efficacia del robot in contesti diversi e definire nuovi scenari d’uso. Se i risultati saranno confermati, Alter‑Ego potrebbe diventare uno strumento stabile nei reparti dedicati alle malattie neurodegenerative, contribuendo a una sanità più umana, accessibile e tecnologicamente avanzata.