AGI - Nelle oltre 300 pagine di atti delle indagini svolte dalla Procura del Canton Vallese, primo compendio reso noto alle parti degli accertamenti sull’incendio al ‘Le Constellation’, emergono anche le forti tensioni tra i legali dei familiari delle vittime e le autorità elvetiche.
Nel sistema svizzero, le parti civili, a differenza di quanto accade in quello italiano, rivestono fin dalle prime battute dell’inchiesta un ruolo da protagonisti. È il sette gennaio e due avvocati, Romain Jourdain e Nina Fournier, scrivono altrettante mail alla procuratrice generale Béautrice Pilloud e ai suoi magistrati accusando di “pressioni illegali sulle famiglie” la Polizia cantonale e di escluderli dalle indagini “già piene di lacune”.
"Pressioni e lacune"
“Signora Procuratore Generale, Signora Procuratore, Laure Bovy, voi sapete che intervengo a sostegno delle famiglie - incalza Jourdain -. Molti dei miei clienti hanno ricevuto e mi hanno inoltrato oggi un'e-mail della Polizia del Vallese il cui contenuto li ha particolarmente scioccati. L'ispettore Pannatier, apparentemente su istruzione dell'ispettore capo Zahnd, ha inviato loro un elenco di tre avvocati proposti per il seguito delle indagini e il raggruppamento delle denunce, tutti con sede nel Vallese, uno dei quali è tra l’altro il cugino di un consigliere del Comune di Crans-Montana, ente che ha pubblicamente riconosciuto la propria responsabilità nel dramma di oggi”.
“Alcuni dei miei clienti hanno ricevuto questa e-mail e l'elenco degli avvocati proposti dopo aver informato l'autorità della mia nomina - prosegue il legale chiamando in causa anche la Procura -. Al telefono, l'ispettore mi ha confermato che la Procura era a conoscenza e aveva approvato l'iniziativa, senza poter confermare né smentire se fosse stata la stessa Procura a prenderne l'iniziativa. È necessario spiegare quanto sia illegale questa procedura? Essa equivale a una pressione indebita sulle vittime, già profondamente colpite dalla tragedia, e solleva seri dubbi sull'imparzialità e l'indipendenza.
Quest'ultimo episodio è tanto più inquietante in quanto si verifica nel contesto di un'indagine già piena di lacune: il rifiuto di consentire ai querelanti di partecipare al processo investigativo, il rifiuto di attuare le necessarie misure di protezione (sequestri) e il rifiuto di considerare l'evidente rischio di collusione (un rifiuto ribadito oggi alla stampa)”.
La rabbia dei legali delle vittime
Non meno arrabbiata sembra essere l’avvocata Fournier. “Deploriamo che la Procura non ci abbia notificato alcuna decisione formale che respinga la nostra richiesta del 5 gennaio 2026 di vietare la disastrosa conferenza stampa del Comune di Crans-Montana di ieri, 6 gennaio 2026; sono stata informata di tale rifiuto, anche in questo caso, solo telefonicamente dal procuratore Gretillat; chiediamo che venga emessa senza indugio una decisione che neghi al Comune di Crans-Montana la qualità di parte civile (come poi è accaduto, ndr); il 3 e il 4 gennaio abbiamo chiesto di consultare il fascicolo; ribadiamo tale richiesta e vi invitiamo a comunicarci senza indugio in che modo il Ministero pubblico intende consentirci l'esercizio di tale diritto; sempre il 4 gennaio 2026, abbiamo chiesto di partecipare agli atti procedurali e, quanto meno, di esserne informati, al fine di potervi partecipare; ad oggi, non è stata presa alcuna decisione ufficiale che limiti questo diritto”. Alla legale non va giù che gli avvocati di parte civili fossero stati esclusi in quella fase.
“Ho appreso oggi che l'istruttoria penale è stata condotta interamente dal procuratore Marie Gretillat, in servizio al momento dei fatti, con la quale ho parlato oggi per una ventina di minuti, cosa di cui le sono sinceramente grato. In questo contesto, ho appreso - in attesa della trasmissione digitale del fascicolo domani mattina - che la polizia vallesana stava conducendo, su delega del Ministero pubblico vallesano, alcune audizioni, in particolare quella del responsabile della sicurezza del comune di Crans-Montana, che si terrà a breve, alla presenza tuttavia dei soli avvocati degli imputati, ma non delle parti civili, che ne sono state escluse. Questa esclusione è illegale”.
"Approccio scandaloso"
E anche lei, come il collega, punta il dito sulla lista di avvocati consigliati dalla Polizia Cantonale. “Abbiamo saputo con sgomento e sorpresa che sta inviando un elenco ai familiari con un elenco di tre difensori; vi chiediamo di dirci se questo approccio inedito, anzi scandaloso, sia stato sostenuto dalla Procura, se si sono svolte trattative con le famiglie e, in caso affermativo, da chi, e di cessare questo iter che dà un’impressione preoccupante del modo in cui vengono condotte le indagini”.

