AGI - Da un lato dipendenti più produttivi con l'intelligenza artificiale; dall'altro, manager più diffidenti e carriere danneggiate silenziosamente. Secondo un nuovo studio i lavoratori che utilizzano ChatGPT e altri strumenti di IA potrebbero pagare un prezzo professionale inaspettato: i loro manager saranno meno propensi a fidarsi di loro. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica The Leadership Quarterly, è stata condotta dal dottorando Samuel Meyers, insieme al dottor Yochanan Bigman dell’Università Ebraica di Gerusalemme (relatore), e al dottor Roman Briker della WHU – Otto Beisheim School of Management in Germania. Secondo lo studio, quindi, i supervisori ripongono sistematicamente meno fiducia nei dipendenti che si affidano all’intelligenza artificiale per svolgere il proprio lavoro, anche quando l’utilizzo di tale tecnologia non è esplicitamente vietato.
L'IA influenza anche le valutazioni professionali
Attraverso sei studi, i ricercatori hanno esaminato come l’utilizzo da parte dei dipendenti di modelli linguistici complessi (LLM), come ChatGPT, influenzi la fiducia dei loro supervisori e le successive valutazioni professionali. In un esperimento, ai partecipanti che fungevano da supervisori è stato chiesto di decidere se fidarsi del resoconto di un dipendente sul tempo impiegato per completare un’attività o se verificarlo personalmente. I supervisori sapevano se il dipendente aveva svolto il lavoro in modo indipendente o se aveva utilizzato l’intelligenza artificiale.
I risultati sono stati sorprendenti: i dipendenti che hanno completato il lavoro in prima persona avevano il 68 per cento di probabilità di guadagnarsi la fiducia dei loro superiori, rispetto a solo il 24 per cento quando si affidavano all’intelligenza artificiale. È importante sottolineare che i superiori non valutavano la qualità del lavoro finito. Le loro decisioni si basavano sulla conoscenza del metodo di produzione, il che suggerisce che l’utilizzo stesso dell’intelligenza artificiale può influenzare i giudizi sull’affidabilità di un dipendente.
IA comunque più apprezzata del plagio
I ricercatori hanno anche confrontato il lavoro svolto con l’ausilio dell’IA con il lavoro copiato da un’altra persona. Sebbene l’utilizzo dell’IA abbia ridotto la fiducia rispetto al lavoro indipendente, è stato comunque visto in modo più favorevole rispetto al plagio. Le implicazioni potrebbero estendersi ben oltre le normali relazioni lavorative. Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che una minore fiducia nei confronti dei superiori era associata a valutazioni peggiori delle prestazioni dei dipendenti, a una percezione ridotta del contributo dei dipendenti all’organizzazione e a una minore percezione della loro idoneità alla promozione.
“L’intelligenza artificiale sta cambiando non solo il nostro modo di lavorare, ma anche il modo in cui giudichiamo le persone con cui collaboriamo”, ha affermato Bigman. “Un dipendente potrebbe utilizzare l’IA per svolgere un lavoro migliore in modo più efficiente, ma perdere comunque la fiducia del proprio responsabile semplicemente perché è stata coinvolta l’IA. Le organizzazioni devono comprendere che l’adozione dell’IA non è solo una sfida tecnologica, ma anche psicologica e gestionale.”
Gli effetti sul ruolo dei datori di lavoro
Forse il dato più incoraggiante riguarda il ruolo dei datori di lavoro stessi. I ricercatori hanno scoperto che quando le organizzazioni incoraggiavano esplicitamente i dipendenti a utilizzare l’IA, l’effetto negativo sulla fiducia nei confronti dei superiori si riduceva notevolmente e non risultava più statisticamente significativo. Al contrario, quando l’uso dell’IA era vietato, o quando non esisteva una politica aziendale in merito, i supervisori erano significativamente meno propensi a fidarsi dei dipendenti che la utilizzavano.
Sorprendentemente, né l’importanza del compito né l’esperienza personale dei supervisori con l’IA hanno eliminato in modo sistematico la penalizzazione in termini di fiducia. I risultati sono stati ulteriormente confermati da uno studio che ha coinvolto supervisori accademici nella valutazione di lavori reali svolti da studenti laureati. Quanto più gli studenti utilizzavano l’intelligenza artificiale, tanto meno i loro supervisori tendevano a fidarsi di loro.

