AGI - "Lei oggi farebbe uguale?". "No, non farei uguale". Lo scambio di battute tra l'avvocato Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, e la genetica Denise Albani, poliziotta scientifica, si riferisce alle modalità con cui venne elaborata la perizia firmata dal professor Francesco De Stefano che siglò lo studio del 2014 sul dna estratto dalle unghie di Chiara Poggi concludendo che non era utilizzabile.
Il dialogo è contenuto nel verbale di una sessantina di pagine, con passaggi molto tecnici, dell'udienza datata 18 dicembre 2025 davanti alla giudice di Pavia, Daniela Garlaschelli, in cui si sono tirate le somme dell'incidente probatorio nell'ambito dell'indagine che vede accusato Andrea Sempio per l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Cataliotti introduce il tema sottolineando alcuni passaggi esposti in apertura d'udienza da Albani che in particolare evidenzia due punti critici nelle modalità di svolgimento dell'esame da parte di De Stefano.
I due punti critici nell'analisi del dna del 2014
Il primo, si legge nel verbale visionato dall'AGI, è "non aver proceduto con la fase di quantificazione del dna", il secondo è che "le sessioni di tipizzazione del dna autosomico (quello ereditato da entrambi i genitori, ndr) e del cromosoma Y (il marcatore specifico per i maschi, ndr) sono state realizzate in un arco temporale di circa 40 giorni con eventuali potenziali effetti sulla degradazione e sugli esiti finali di caratterizzazione".
Strategie adottate e garanzia di affidabilità
"Allora, questi lei ritiene di poterli classificare come errori procedurali veri e propri?" chiede Cataliotti. Albani spiega: "Sono state delle strategie adottate con dei probabili tentativi eseguiti sulla scorta, appunto, di un laboratorio, che ai tempi non aveva un metodo che imponesse delle attività ben determinate. Nel mio caso, per esempio, mi sono dovuta attenere in maniera estremamente rigorosa al metodo, anche qualora, per esempio, mi sono state fatte delle richieste da alcune parti, di discostarmi, ma il metodo funziona proprio perché dà garanzia che quel laboratorio dia dei risultati che siano per l'appunto affidabili e certi. Queste sono state delle strategie che il professor De Stefano ha deciso di adottare. Risulta essere agli atti che le abbia condivise con i consulenti, perlomeno la parte di non quantificazione e le fasi poi di sessioni, di tipizzazione del dna sono avvenute o alla presenza o comunque con condivisione delle parti". Il legale di Sempio però insiste e alla domanda se Albani si comporterebbe allo stesso modo risponde che sì, si discosterebbe dalle scelte del perito chiamato dai giudici dell'appello bis.
Il bypass della quantificazione del dna e l'esito finale
Nel corso della sua illustrazione della perizia, la genetista va a fondo della questione. "Mi sono recata direttamente a Genova per poter cercare di ottenere quanto più materiale possibile. Dopo reiterate specifiche richieste al professor De Stefano, l'informazione che sono riuscita a ottenere a settembre è stata per l'appunto che il professor De Stefano rispondeva come segue: 'Il volume da cui siamo partiti era di 10 microlitri, come peraltro segnalato anche dal consulente della difesa che aveva partecipato alle operazioni peritali'.
Quindi il punto di partenza è 10 microlitri per ciascun margine ungueale. A questo punto cosa succede? L'ovvia fase successiva che garantisce poi un corretto approfondimento delle fasi che vengono a cascata, sarebbe stata quella di procedere a una quantificazione del dna, cioè sostanzialmente capire quanto fosse il materiale biologico in termini di concentrazione presente a livello dei margini ungueali, sia per quanto riguarda il dna autosomico, sia per quanto riguarda la componente maschile. Probabilmente ai tempi era un'analisi molto particolare, ma nel 2007 il RIS l'ha eseguita.
Nel 2014 il professor De Stefano ritiene, in accordo con i consulenti, di bypassare la fase di quantificazione del dna, per non sacrificare quota dell'estratto, quindi sostanzialmente passa direttamente alla fase di amplificazione del dna". La perizia di Albani ha in sostanza stabilito la compatibilità genetica in linea paterna con Andrea Sempio ma non l'identificazione con l'indagato e ha certificato che il dna è "misto, degradato e non consolidato".

