Il delitto di Pierina Paganelli resta un giallo: Louis Dassilva assolto e scarcerato

Scritto il 10/06/2026
da agi

AGI - "Ha vinto la giustizia". Sono queste le prime parole, rotte dalle lacrime, pronunciate da Louis Dassilva subito dopo la lettura della sentenza di primo grado che lo ha assolto dall'accusa di omicidio. Il 35enne senegalese ha lasciato il carcere dopo quasi due anni di custodia cautelare, riassaporando la libertà e mettendo un punto – almeno per ora – a uno dei casi di cronaca più mediatici degli ultimi anni.

La decisione dei giudici ha sgretolato l'impianto accusatorio della Procura di Rimini, che vedeva in Dassilva l'unico e spietato responsabile della morte della pensionata Pierina Paganelli. Per capire cosa abbia spinto i giudici all'assoluzione bisognerà attendere le motivazioni, ma le dichiarazioni a caldo dell'uomo e dei suoi legali segnano una svolta radicale in una vicenda iniziata all'alba di un arresto che sembrava definitivo.

Il brutale omicidio nei garage di via del Ciclamino

Per riavvolgere il nastro di questa intricata storia bisogna tornare alla sera del 3 ottobre 2023. È in quel momento che si consuma il dramma: la 78enne Pierina Paganelli viene barbaramente assassinata nel garage del suo condominio a Rimini, colpita da ben 29 coltellate. A provocare la morte dell'anziana è uno degli ultimi fendenti, che la raggiunge alla base del collo perforandole l'aorta.

Fin da subito l'attenzione degli inquirenti si concentra sulla cerchia dei condomini e dei familiari. A scoprire il cadavere la mattina successiva è infatti Manuela Bianchi, nuora della vittima. Ed è proprio scavando nella vita privata dei protagonisti che la Squadra Mobile di Rimini, diretta dal commissario capo Marco Masia, individua quello che per mesi è stato considerato il movente del delitto.

L'ipotesi del movente e l'intreccio sentimentale

Secondo la ricostruzione iniziale della Procura, Louis Dassilva avrebbe agito per proteggere un segreto indifendibile. L'uomo intratteneva una relazione clandestina proprio con la nuora della vittima, Manuela Bianchi.

Gli investigatori si erano detti convinti che Dassilva avesse pianificato e calato il delitto per un timore ben preciso: evitare che l'anziana pensionata scoprisse la loro storia d'amore extraconiugale. Per l'accusa si era trattato di un omicidio volontario pluriaggravato dai futili motivi, dalla crudeltà e dalla minorata difesa, avendo l'assassino approfittato del buio e dell'isolamento dei garage per impedire a Pierina di difendersi.

Il giallo della telecamera e il crollo delle accuse

L'elemento chiave che aveva condotto all'arresto di Dassilva era stato un video. Una telecamera di sorveglianza di via del Ciclamino aveva ripreso, alle 22:17 della sera del delitto, un soggetto di carnagione scura di spalle mentre camminava verso il civico 31. Essendo l'indagato l'unico abitante di colore del complesso, per la Procura quel filmato rappresentava la prova regina che smentiva il suo alibi (l'uomo ha sempre sostenuto di essere rimasto a casa dalle 20:00 fino al mattino dopo).

Tuttavia, quell'intreccio di indizi definiti all'inizio "concordanti e precisi" non ha retto al vaglio del processo di primo grado. La difesa ha sempre battuto sulla fragilità di quella ripresa e sull'assenza di prove schiaccianti, fino ad arrivare alla decisione odierna dei giudici che restituisce la libertà a Louis Dassilva, lasciando però aperto il mistero su chi abbia ucciso Pierina Paganelli.

I legali della famiglia della vittima, "sentenza non condivisa"

"La sentenza della Corte d'Assise va ovviamente rispettata, seppur non condivisa in ragione delle risultanze sia dell'indagine che del dibattimento. Attendiamo, ovviamente, il deposito delle motivazioni per meglio comprendere il ragionamento che vi è alla base". A dirlo, gli avvocati Monica e Marco Lunedei e Alfredo Andrea Scifo che assistono i familiari della 78enne uccisa a Rimini, Pierina Paganelli, dopo l'assoluzione di Louis Dassilva.

"Il giurista potrà poi ovviamente prendere posizione nei confronti della decisione attraverso lo strumento dell'impugnazione, l'unico previsto dalla legge. Al momento, come detto più volte, confermiamo la stima e la fiducia nei confronti della Procura per il lavoro svolto, lavoro che ci ha sempre convinto non sulla base di un'apodittica convinzione o di un pregiudizio, ma sulla base di quanto abbiamo visto e sentito", continua una nota. "La decisione dovrà comunque, prima di raggiungere l'irrevocabilità, passare attraverso almeno un altro grado di merito ed uno di legittimità", concludono gli avvocati.