AGi - È violenza sessuale di gruppo, e non violenza privata, come sostenuto dalla difesa e dal pubblico ministero in primo grado, quella commessa da due uomini ai danni di una giovanissima donna con la quale avevano pattuito un rapporto sessuale a pagamento su un sito di escort, da svolgersi in un appartamento milanese nel gennaio 2020.
A mettere la parola fine sulla vicenda è stata nei giorni scorsi la Cassazione che ha ritenuto infondato il ricorso con cui la difesa chiedeva di riqualificare il reato in uno meno grave, quello di violenza privata, così come aveva invocato il pubblico ministero la cui tesi era stata però bocciata dal Tribunale di Milano.
La Suprema Corte ha così 'scolpito' la condanna a 5 anni e 4 mesi pronunciata nei primi due gradi riconoscendo una provvisionale di 20mila euro come risarcimento per la ragazza assistita dall'avvocato Patrizio Nicolò.
L'incontro organizzato tramite il web
La giovane si era iscritta al sito e, dopo l'approccio sul web, si era accordata per un appuntamento in un locale affittato dagli imputati in via Schiapparelli. Era stata fatta 'accomodare' da uno dei due, dal quale poi ha subito la violenza, in una stanza chiusa a chiave e lasciata da sola. Era poi entrato il 'secondo uomo' che l'aveva accusata di un furto nel passato, schiaffeggiata e denudata per poi rubarle il cellulare.
Le motivazioni della Cassazione
La difesa del 'secondo uomo', si legge nella sentenza della Cassazione visionata dall'AGI, ha escluso in dibattimento che abbia "perpetrato intrusioni nella sua sfera sessuale" ma per i giudici "ha fornito al materiale esecutore del rapporto sessuale un contributo materiale essenziale per il reato, essendo esecutore delle violenze e delle minacce prodromiche e strumentali all'atto sessuale da parte dell'altro imputato, e, ancor prima, proprio colui che aveva affittato l'appartamento e intavolato le trattative telematiche per concordare luogo, tipologia e prezzo della prestazione sessuale che la vittima avrebbe dovuto fornire (...). Le aveva poi intimato di accondiscendere alle richieste sessuali dell'altro uomo restituendole telefono e documento d'identità solo una volta terminato il rapporto intimo, senza corrispondere alcunchè".
Inoltre, il suo contributo è stato quello di essere "rimasto per tutto il tempo in cui si è protratto l'atto sessuale appena fuori dalla porta della camera in cui veniva consumato l'atto sessuale, con una presenza chiaramente percepita dalla vittima" che ha visto in questo modo "assottigliate le concrete possibilità di sottrarsi al rapporto sessuale non voluto e di scappare dall'appartamento".

