AGI - Quasi sette italiani su 10 (il 68,6%) negli ultimi sei mesi hanno sperimentato almeno qualche volta sintomi di stress o affaticamento legati alle tecnologie professionali - mal di testa, stanchezza oculare, ansia o altri disturbi - e il 33,8% li ha avuti spesso o sempre.
Tra chi usa sempre intensamente il digitale sul lavoro, l'85% ha registrato almeno qualche episodio e il 46,2% una frequenza elevata; fra chi non ne fa un uso intensivo le quote scendono al 34,9% e al 13,4%, "con un nesso che evidenzia una relazione molto forte fra intensità tecnologica, reperibilità e sintomi percepiti".
È quanto emerge dall'indagine Eurispes su "Tecnologie digitali e salute mentale". Il digitale è ormai strutturale nel lavoro: il 48,2% svolge un'attività che richiede un uso intensivo di dispositivi e applicazioni, il 28,4% ne ha bisogno in alcune occasioni e soltanto il 23,4% non è esposto in modo rilevante.
La reperibilità fuori orario e l'iperconnessione
La tecnologia estende il lavoro oltre il suo orario formale con il 77,3% del campione che controlla email o messaggi professionali fuori dall'orario almeno qualche volta e il 43,5% lo fa spesso o sempre. Il 75,2% risponde durante il tempo libero, con una frequenza elevata per il 38,5%; il 68,1% risponde anche durante le ferie, il 34,7% di loro lo fa spesso o sempre.
Il 71,1% si è sentito almeno qualche volta obbligato a rispondere immediatamente, con il 38% in modo frequente; il 72,9% ha avuto difficoltà a staccare mentalmente e il 37,6% le sperimenta spesso o sempre.
Le differenze professionali e le cause del sovraccarico
L'esposizione è molto diversa tra le professioni. Il controllo frequente fuori orario raggiunge il 62,1% fra dirigenti e quadri, il 57,2% fra liberi professionisti e il 51,1% fra autonomi; fra gli operai il 57,3% non lo fa mai. La reperibilità in ferie è particolarmente marcata per i liberi professionisti (67,9%, con il 30,4% sempre), seguiti da dirigenti (48,3%) e imprenditori (45,5%). La difficoltà frequente a staccare mentalmente raggiunge il 60,3% fra dirigenti e quadri e il 50% fra liberi professionisti.
Il sovraccarico non dipende soltanto dal tempo, ma anche dalle caratteristiche delle tecnologie digitali: il 37,6% si sente appesantito dal numero di strumenti e piattaforme da usare per lavoro, il 36,7% fatica a seguire aggiornamenti e nuovi software, il 35% ritiene che email, notifiche e chiamate compromettano la concentrazione e il 39,3% si sente mentalmente affaticato dall'uso costante delle tecnologie. Al tempo stesso, il 59,6% ritiene di riuscire a separare tempo lavorativo e personale, mentre il 22,2% considera eccessivo il tempo assorbito dalle videoriunioni.

